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Boreout: quando la noia si appropria del nostro lavoro

Postato il 22 Novembre 202421 Novembre 2024 da Elena Miele

Se negli articoli precedenti abbiamo ampiamente discusso del tema del burnout, adesso è il momento di affrontare un argomento che è rilevante tanto quanto il burnout, ma probabilmente meno conosciuto e diffuso: il boreout.

Se siete inseriti in un contesto lavorativo nel quale avete sentito spesso la frase “si è sempre fatto così”, non vi sono prospettive di miglioramento o non vi vengono presentati stimoli, la probabilità di sviluppare il rischio di questo disturbo è molto alta.

Indice

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  • COSA SI INTENDE PER BOREOUT?
  • CAUSE DELLA SINDROME DEL BOREOUT
  • DIFFERENZE CON IL BURNOUT 
  • PERCHÈ SOLO ORA PARLIAMO DI BOREOUT?
  • COME USCIRE DAL BOREOUT

COSA SI INTENDE PER BOREOUT?

Possiamo definire il boreout come una noia prolungata, provocata da una mancanza di stimoli e sfide sul lavoro.

I sintomi tipici del boreout potrebbero essere confusi con un personale stato psicologico disfunzionale momentaneo, soprattutto perché si manifestano allo stesso modo: stanchezza, difficoltà di concentrazione, apparente apatia, forte stress.

È vero che il boreout nasce sul posto di lavoro, ma è altresì importante sapere che può pervadere facilmente la vita privata, compromettendo le normali funzionalità di un individuo. La persona che soffre di boreout può infatti presentare disturbi del sonno, stati di ansia, mal di testa e depressione.

CAUSE DELLA SINDROME DEL BOREOUT

Le principali cause della sindrome del boreout sono strettamente legate alla mancanza di coinvolgimento e incentivi sul lavoro.

Tra queste possiamo annoverare:

  • Mansioni monotone: compiti ripetitivi, semplici o poco sfidanti che non stimolano l’intelletto o la creatività.
  • Sottoutilizzo delle competenze: la persona ha capacità o talenti superiori rispetto ai compiti che le vengono affidati.
  • Scarso carico di lavoro: il fatto di non avere abbastanza attività da svolgere durante la giornata lavorativa può generare noia e apatia.
  • Mancanza di obiettivi o di un senso: lavorare su progetti percepiti come inutili o privi di valore o in un ambiente aziendale che non valorizza il proprio ruolo genera frustrazione.
  • Scarsa comunicazione con i superiori.
  • Ambiente lavorativo poco stimolante: si intende la mancanza di sfide, di opportunità di crescita o di diversificazione delle attività.

Sono elementi determinanti anche le politiche aziendali poco orientate al benessere dei dipendenti, come la mancanza di incentivi economici adeguati o benefit. Inoltre un’organizzazione che non tiene conto della necessità dei lavoratori e non offre flessibilità, ad esempio nelle modalità operative, può amplificare il senso di insoddisfazione.

DIFFERENZE CON IL BURNOUT 

Da quello che abbiamo detto fino ad ora ed anche nell’articolo precedente sul burnout, è evidente che vi siano delle analogie tra i due disturbi, ma se li analizziamo singolarmente ci rendiamo conto che, se un ambiente di lavoro poco “sano” può causare l’esordio di entrambe, sono molto diverse nelle manifestazioni.

Mentre il burnout si configura come la sindrome dell’esaurimento fisico e mentale causata da un carico di lavoro eccessivo, da una pressione costante e dall’impossibilità di raggiungere un equilibrio tra le esigenze lavorative ed il benessere personale, il boreout deriva invece da una noia prolungata e da una mancanza di stimoli e sfide sul lavoro. E’ più probabile che lo sviluppi chi esegue mansioni monotone, ripetitive e sottovalutate rispetto alle competenze della persona.

Nel dettaglio, i due disturbi si differenziano in 5 aspetti:

1) Motivazione ed interesse

Bornout. Una persona inizia il suo lavoro con una forte motivazione, ma ben presto si imbatte in un sovraccarico ed in aspettative alte emerge un evidente cinismo ed un distacco emotivo dal lavoro.

Boreout. Ben diverso è quando al professionista vengono affidati compiti ripetitivi all’interno di un sistema privo di stimoli, situazione che fa perdere interesse e motivazione verso le attività, provocando una sensazione di vuoto, in quanto le mansioni risultano prive di significato.


2) Stanchezza e fatica

Burnout. Chi ne soffre mostra sintomi di stanchezza fisica e mentale fino ad una vera e propria spossatezza cronica a causa del carico eccessivo. I

Boreout. Invece, una persona stanca di annoiarsi, che non trova appagamento nella sua professione, percepisce fatica mentale con difficoltà di concentrazione ed una forte apatia.


3) Sintomi fisici

Burnout. L’esaurimento mentale provoca dei disturbi anche a livello fisiologico, alterando il sonno, causando tensione muscolare e disturbi gastrointestinali.

Boreout. I sintomi sono meno invasivi, ma altrettanto fastidiosi: frequenti mal di testa, lievi dolori muscolari e qualche volta insonnia.


4) Comportamenti sul lavoro

Burnout. Un lavoratore che sente un carico eccessivo mostrerà tensione anche nell’adempimento dei suoi compiti, oltre ad una forte tensione che si scioglierà solo quando il compito sarà concluso.

Boreout. Invece chi non è stimolato dal lavoro metterà in atto dei meccanismi per rimandare il più possibile l’attività, fingendo, nel frattempo, di lavorare per trascorrere il tempo.


5) Autostima e insoddisfazione personale

Burnout. Con il passare del tempo, può portare a una riduzione dell’autostima poiché la persona si sente inefficace ed incapace di gestire le pressioni, portandola a esperire un senso di fallimento.

Boreout. In questo caso, la situazione che provoca una bassa autostima è il fatto di essere sottovalutati o inutili nonostante si esegua il proprio lavoro correttamente. Sicuramente ciò porterà a frustrazione e ad insoddisfazione personale.

PERCHÈ SOLO ORA PARLIAMO DI BOREOUT?

Cosa è cambiato rispetto a prima? In fondo l’uomo ha sempre eseguito compiti ripetitivi e monotoni.

Allora per poter rispondere a queste domande, bisogna considerare l’esistenza di una fase pre covid e di una fase post covid. Dopo il covid la concezione del lavoro è cambiata, il lavoratore, anche dipendente, si era abituato a lavorare per obiettivi e ad avere maggiore flessibilità.

Con il ritorno forzato al lavoro in presenza dopo la pandemia, le aziende hanno abbandonato, per la maggior parte, il modello dello smart working. Questo cambiamento ha penalizzato molti dipendenti, costretti a rispettare orari rigidi anche quando le loro attività erano già state completate.

Sicuramente questo non è l’unico motivo che ha portato alla diffusione del boreout, ma è abbastanza rilevante. Riflettendoci bene, dare maggiori flessibilità ai lavoratori potrebbe essere una soluzione per renderli maggiormente produttivi e per evitare che sviluppino il “rifiuto” per il loro lavoro e per chi li “costringe” al lavoro in presenza anche quando non c’è bisogno. È’ un atto di fiducia sia verso il lavoratore che verso le sue competenze e, certamente, verrebbe ripagato con maggiore impegno e dedizione.

COME USCIRE DAL BOREOUT

Per quanto riguarda i consigli che potrebbero essere utili al lavoratore per uscire da questa situazione di insoddisfazione e frustrazione, è bene innanzitutto riconoscere le ragioni che hanno portato a questa condizione.

Dovrebbe riflettere sulle proprie sensazioni e identificare ciò che manca per sentirsi soddisfatto sul lavoro. Se il problema è legato alla mancanza di stimoli, è prioritario parlare apertamente con i superiori; attraverso un confronto onesto si possono avviare nuove attività o progetti. In alternativa farsi seguire da un coach per ridefinire una strategia personale e fissare obiettivi motivanti e realistici potrebbe essere una buona soluzione.

Bisogna anche imparare a vivere i momenti di noia, anziché combatterla continuamente. Cogliere gli aspetti positivi del proprio lavoro, come specifiche attività, può aiutare a cambiare prospettiva e a vivere con più equilibrio le attività più tediose.

Infine, avere una vita privata, al di fuori di quella lavorativa, molto ricca e piena di hobby aiuta a sopportare meglio la frustrazione lavorativa, restituendo energia e motivazione e migliorando il benessere generale.

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Elena Miele
Elena Miele

Sono laureata in psicologia. Ho cominciato il mio cammino introspettivo molto presto, spinta dal desiderio di evolvermi ed essere una persona migliore. E’ il motivo per cui ho scelto di abbracciare questa professione. Credo fortemente nell’importanza di raggiungere il proprio benessere a partire dal posto di lavoro, luogo in cui trascorriamo molte ore della nostra giornata. Amo viaggiare e leggere; sono due passioni che mi hanno acceso la curiosità verso la conoscenza. Attualmente collaboro con una importante organizzazione no profit e con un’associazione operativa su tutto il territorio nazionale.

Category: Benessere

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