Per comprendere il fenomeno del burnout sul lavoro, facciamo ricorso alla storia di Carlo.
Carlo ha 38 anni e lavora per una azienda internazionale da diversi anni.
Nell’ultimo anno qualcosa è cambiato: si sente sempre stanco, senza energie, non riesce a riposare bene durante notte e la passione che prima metteva nel suo lavoro sembra sparita. Le persone care, che lo conoscono da diversi anni, lo hanno sempre descritto come un gran lavoratore con uno spiccato senso di responsabilità. Hanno notato, però, che negli ultimi tempi è diventato svogliato e poco focalizzato.
UNA TIPICA GIORNATA LAVORATIVA
Se osserviamo Carlo in una tipica giornata lavorativa, possiamo renderci conto dal suo comportamento che c’è qualcosa che lo turba.
Prima di risalire all’origine del suo problema, è bene soffermarsi sui cosiddetti campanelli d’allarme.
Quando si sveglia la mattina, Carlo si sente esausto come se non avesse chiuso occhio per tutta la notte.
Mentre cerca e ricerca una motivazione per alzarsi dal letto, viene invaso dalle preoccupazioni; organizza la sua giornata minuto per minuto, ma si sente sopraffatto dalla sensazione di non avere abbastanza tempo per rispondere alle mail, leggere i documenti, prepararsi alle infinite riunioni e stilare la relazione per il capo. Immediatamente la gola comincia a stringersi, le mani a sudare e la testa a dolere.
La giornata lavorativa non è ancora cominciata, ma Carlo già si sente sotto pressione.
Nonostante questo malessere generale, Carlo si reca in ufficio. Preso dal pensiero di tutti i compiti che deve eseguire e le scadenze che deve rispettare, non riesce a concentrarsi per più di due minuti su un unico compito, si distrae continuamente senza riuscire a portare a termine alcun lavoro.
Prova confusione e affaticamento che lo portano a non riuscire a prendere decisioni. Si auto-colpevolizza per il fallimento del proprio lavoro, risulta sempre irritabile e si arrabbia con i suoi colleghi oltre che con i clienti.
L’insieme di questi atteggiamenti lo porterà ad isolarsi sempre di più e a non volere l’aiuto di nessuno.
Una volta tornato a casa, Carlo fa esperienza di quel senso di vuoto e di inutilità che stanno caratterizzando quella fase della sua vita. Potrebbe uscire, cercare il conforto nella famiglia e negli amici, ma è completamente demotivato. Si disimpegna dalle relazioni, come dalla sua vita professionale, cerca di evitare le responsabilità legate al suo ruolo.
Carlo è sempre stato una persona entusiasta, proattiva ed appassionata del suo lavoro.
Allora, cosa è successo nella sua vita?
Perché negli ultimi tempi ha perso la sua vitalità ed ha cominciato a manifestare segnali di disagio?
I FATTORI DI RISCHIO PER LO SVILUPPO DEL BURNOUT
Carlo soffre di burnout, chiamata anche sindrome da esaurimento professionale; essa è il risultato di fattori personali, lavorativi ed ambientali.
I fattori di rischio per lo sviluppo di questa sindrome sono:
- Stress cronico. Una persona che lavora costantemente sotto pressione sviluppa una forma di distress, cioè di uno stato perenne di angoscia, che può causare malattia. Ciò può compromettere il funzionamento globale dell’individuo, non solo nell’ambito lavorativo, ma anche in quello personale/sociale. Scadenze improrogabili per obiettivi poco realistici e la mancanza di collaborazione con altri colleghi sono alcune delle cause del distress.
- Ambiente di lavoro tossico. La mancanza di una rete supportiva, il mobbing e la mancanza di rispetto da parte degli altri colleghi possono sicuramente aumentare lo stress. L’assenza di riconoscimento e di gratificazione da parte di collaboratori o superiori può far sentire la persona sottovalutata e non apprezzata.
- Assenza di work-life balance. L’equilibrio tra vita privata e lavorativa è fondamentale per la salute mentale di ogni individuo. Riuscire a bilanciare i due aspetti significa poter impiegare in maniera uguale le stesse energie in termini di tempo e risorse sia nel proprio ruolo professionale che nel ruolo di padre/madre, marito/moglie, figlio/figlia, amico/amica… Poter coltivare i propri hobby, trascorrere più tempo con la famiglia e gli amici, dedicare del tempo a se stessi sono tutte attività che tutelano il benessere della persona.
- Perfezionismo. Avere un giudice interiore severo è sicuramente una caratteristica personale che contribuisce a sviluppare una condizione persistente di stress.
- Mancanza di supporto sociale: non avere supporto morale da parte di colleghi, amici o familiari causa l’isolamento della persona che già sta vivendo un forte stress.
COME CAPIRE SE SI SOFFRE DI BURNOUT?
Ma quali sono gli indizi che permettono di capire che la persona sta vivendo un periodo di forte sofferenza senza avere gli strumenti per poterne uscire?
Prendiamo come esempio Carlo per individuare quelle caratteristiche che sono proprie di chi soffre di burnout:
- Stanchezza cronica: anche dopo aver dormito 8 ore, Carlo si sente ancora esausto.
- Irritabilità e frustrazione: Carlo si arrabbia sempre con i suoi colleghi e con i suoi amici in situazioni che normalmente non comportano reazioni esagerate.
- Difficoltà di concentrazione: Carlo non riesce a portare a termine un solo compito perché è sempre distratto ed ha una forte confusione mentale.
- Ansia e depressione: Carlo prova preoccupazioni eccessive, tristezza e disperazione, non ha alcuna speranza per il suo futuro.
- Sintomi fisici: si possono presentare problemi digestivi come bruciore di stomaco, nausea o diarrea, mal di testa frequenti e dolori muscolari.
Ma anche attacchi di ansia che si manifestano con l’aumento della frequenza cardiaca, sudorazione e tremori accompagnati da agitazione e nervosismo. - Disimpegno e inefficacia: nella storia di Carlo possiamo notare che ad un certo punto ha smesso di credere nel suo lavoro ed ha perso la motivazione nel continuare a farlo.
Inevitabilmente l’individuo mette in atto dei comportamenti disfunzionali, come la procrastinazione e l’isolamento sociale, ricorrendo a sostanze come l’alcol, le droghe o il cibo per affrontare il disagio che sta vivendo.
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COME AFFRONTARE IL BURNOUT?
Come si può aiutare Carlo ad affrontare il burnout?
Il trattamento consiste in interventi psicologici che mirano a cambiare lo stile di vita della persona ed offrono un supporto emotivo.
La terapia cognitivo-comportamentale consente di cambiare i pensieri, le abitudini di vita ed i comportamenti negativi associati al burnout. Aiuta l’individuo a sviluppare le risorse necessarie per affrontare lo stress cronico. Grazie alla TCC l’individuo apprende delle tecniche utili a gestire lo stress come la respirazione profonda, la meditazione, il rilassamento muscolare progressivo e la mindfulness.
La terapia è il mezzo per aumentare la consapevolezza riguardo l’importanza di cambiare lo stile di vita, introducendo qualche ora di esercizio fisico, una dieta variegata e dedicando del tempo al relax ed al divertimento. L’individuo impara a riconoscere autonomamente le sue priorità e a riequilibrare i suoi impegni lavorativi e personali. Ciò può includere stabilire dei limiti chiari tra lavoro e vita privata, ritagliarsi del tempo libero per sé stessi e per i propri cari ed imparare a dire di no ai compiti lavorativi quando è necessario.
In alcuni casi si consiglia di apportare dei cambiamenti alla situazione lavorativa, riducendo le ore di lavoro, delegando alcuni compiti o ricercando un nuovo lavoro che sia più adatto alle esigenze dell’individuo nel presente.
Per affrontare questo disagio psicologico è fondamentale avere un sostegno emotivo da parte di colleghi, amici e familiari o, in alternativa, si può ricercare un gruppo di supporto al quale unirsi.
COMA VA A FINIRE LA STORIA DI CARLO?
Dopo l’ennesimo attacco di ansia, Carlo ha deciso di chiedere aiuto ad un professionista. Seduta dopo seduta, si è reso conto di aver adottato degli schemi mentali disfunzionali e, con il tempo, è riuscito a modificarli.
Si è iscritto ad un corso di barca a vela che frequenta tutti i week-end e quando i collaboratori lo chiamano il sabato per qualcosa di molto “urgente”, lui chiude la chiamata e manda un messaggio in cui dichiara di non essere disponibile.
La sera, quando torna da lavoro, anziché controllare le mail compulsivamente, si prepara il pranzo per il giorno successivo mentre trascorre del tempo con la sua famiglia e, prima di andare a dormire, pratica la meditazione per eliminare tutte le preoccupazioni legate al lavoro.
Ha compreso che non può pretendere di portare a termine tutti i compiti alla perfezione. Prima della terapia era solito controllare e ricontrollare i risultati del suo lavoro circa 5 volte con il fine di migliorarlo il più possibile e non riusciva mai a delegare a nessuno una parte dei compiti. Ma si è reso conto che questi erano solo sintomi di un comportamento disfunzionale legato alla convinzione che la perfezione esiste e che fare da solo è meglio che affidare agli altri.
Durante il percorso terapeutico Carlo ha realizzato un’ importante verità: l’unica urgenza riguarda il proprio benessere mentale, tutto il resto è subordinato ad esso.
Carlo rappresenta tutte quelle persone che stanno affrontando un periodo critico di forte stress. Lui ha ripreso la sua vita in mano grazie al supporto di professionisti, amici e familiari.
Prendete coraggio e fate come Carlo!
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Credit Immagine di Copertina: Robert Kneschke / Canva

Sono laureata in psicologia. Ho cominciato il mio cammino introspettivo molto presto, spinta dal desiderio di evolvermi ed essere una persona migliore. E’ il motivo per cui ho scelto di abbracciare questa professione. Credo fortemente nell’importanza di raggiungere il proprio benessere a partire dal posto di lavoro, luogo in cui trascorriamo molte ore della nostra giornata. Amo viaggiare e leggere; sono due passioni che mi hanno acceso la curiosità verso la conoscenza. Attualmente collaboro con una importante organizzazione no profit e con un’associazione operativa su tutto il territorio nazionale.


