Il dilemma del Porcospino di Schopenhauer è una splendida metafora per capire come trovare il giusto equilibrio nella gestione emotiva di un team.
In questo articolo raccontiamo la favola e ne forniamo una chiave di lettura utile ai fini di un approccio empatico corretto con i propri collaboratori.
Ti svelo anche l’errore che io stessa commettevo all’inizio della mia carriera, e che ho corretto proprio grazie a questi cari porcospini 🦔
LA FAVOLA DEL PORCOSPINO DI SCHOPENHAUER
Il concetto è ideato dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer nel suo Parerga e paralipomena (1851), volume II, capitolo XXXI, sezione 396.
Ecco il testo della favola:
“In una fredda giornata d’inverno un gruppo di porcospini si rifugia in una grotta e, per tentare di scaldarsi, si stringono vicini. Ben presto però sentono le spine reciproche e il dolore li costringe ad allontanarsi l’uno dall’altro. Ma continuano ad avere freddo e provano nuovamente ad avvicinarsi. Ecco che si pungono di nuovo.
Non si arrendono e ripetono più volte questi tentativi, sballottati avanti e indietro tra il freddo e il dolore, finché non trovano il loro equilibrio, quella giusta distanza che consente loro di scaldarsi e allo stesso tempo di non farsi male reciprocamente”.
IL DILEMMA DEL PORCOSPINO DI SCHOPENHAUER E L’EMPATIA
Qual è il significato di questo dilemma?
Ci invita a trovare la giusta distanza tra empatia e distacco, specialmente nella guida di un team.
Quando mi sono ritrovata a gestire i miei primi collaboratori, senza aver ricevuto prima alcuna formazione specifica, ho fatto il meglio che potevo con le risorse personali che avevo a disposizione.
Ho fatto quindi ricorso alle mie doti naturali: un attento ascolto attivo ed una sincera empatia. In questo modo, entravo facilmente in contatto con le persone che lavoravano con me, riuscivo a coglierne stati d’animo, sfumature, situazioni di disagio. Questo mi ha resa una leader presente e sensibile, sicuramente apprezzata per questo.
E questo era sicuramente un aspetto positivo. Ma….
UN ERRORE DA NON COMMETTERE
In realtà commettevo un enorme errore.
Empatizzavo non solo con la persona, ma anche con il problema. Quindi, per un eccesso di empatia, assorbivo i problemi di chi si confidava con me, quasi come se fossi io in prima persona a viverli.
In questo modo non facevo il bene dei miei collaboratori, perché ero totalmente immersa nel problema e non nella soluzione.
Per guidare una persona, essere troppo coinvolti è inefficace al pari dell’esserlo troppo poco.
Quando ho trovato quella giusta distanza tra il freddo del distacco e le spine del dolore altrui, ho fatto un salto di livello come leader e sono riuscita ad aiutare e guidare molto meglio le persone, facendo della mia naturale empatia esclusivamente un punto di forza.
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Credit Immagine di Copertina: anankkml / Canva

Sono l’ideatrice di CarrieraVincente.it
Nata con un amore smisurato per le parole, l’ho declinato in una Laurea in Giurisprudenza e in tanti anni di professione in ambito comunicazione, marketing e vendite.
Ho poi conosciuto Google, e non ce ne è stato più per nessuno ⭐
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