4 miti sulle Donne e il Lavoro da sfatare: siete pronte?
La fonte è il Rapporto McKinsey, che fotografa la situazione oltreoceano, ma che trovo sempre molto interessante riportare qui in Italia perché, solitamente, nel tempo determinate dinamiche arrivano anche da noi.
Con un po’ di ritardo, ma arrivano. Per questo è bene essere pronti.
MITO 1: LE DONNE STANNO DIVENTANDO MENO AMBIZIOSE
Nella realtà, le donne sono più ambiziose di prima della pandemia, e la flessibilità sta alimentando questa ambizione.
A ogni livello della carriera, le donne sono impegnate nella loro professione e interessate a ottenere promozioni quanto gli uomini. Questo vale anche quando ci avviciniamo ad importanti ruoli di leadersahip. E le giovani donne sono particolarmente ambiziose: 9 su 10 sotto i 30 anni desiderano una promozione
Fuori dalla fascia d’età, circa l’80% delle donne vuole essere promossa al livello successivo, rispetto al 70% nel 2019. La flessibilità sta permettendo alle donne di perseguire le loro ambizioni: complessivamente, una donna su cinque afferma che la flessibilità le ha aiutato a mantenere il lavoro o a evitare di ridurre le ore lavorative.
Un gran numero di donne che lavorano in modalità ibrida o da remoto sottolineano infatti di sentirsi meno affaticate e meno “esaurite”. Inoltre, dichiarano di concentrarsi meglio da remoto.
La pandemia ha mostrato alle donne che un nuovo modello di equilibrio tra lavoro e vita privata è possibile. Ora, poche desiderano tornare alla situazione precedente. La maggior parte delle donne sta prendendo più misure per dare priorità alla propria vita personale, senza sacrificare la propria ambizione.
Queste donne stanno sfidando l’idea obsoleta che lavoro e vita siano incompatibili e che uno debba essere sacrificato per l’altro.
MITO 2: IL PEGGIOR OSTACOLO È “IL SOFFITTO DI CRISTALLO”
Nella realtà, il “gradino rotto” è il maggiore ostacolo che le donne affrontano nel percorso verso la leadership senior.
Nelle dinamiche di carriera e delle barriere di genere, i termini “soffitto di cristallo” e “gradino rotto” hanno significati specifici:
- Soffitto di cristallo: barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere posizioni di leadership senior.
- Gradino rotto: ostacolo iniziale che impedisce alle donne di essere promosse a ruoli manageriali, bloccando così la loro progressione verso posizioni di maggiore responsabilità.
Per il nono anno consecutivo, le donne incontrano il loro ostacolo più grande al primo passo cruciale verso la posizione di manager. Quest’anno, per ogni 100 uomini promossi dal livello iniziale a manager, solo 87 donne sono state promosse. A causa di questo “gradino rotto”, le donne restano indietro e non riescono a recuperare.
Sebbene le aziende stiano aumentando modestamente la rappresentanza delle donne ai vertici, farlo senza affrontare il problema del gradino rotto offre solo una soluzione temporanea. A causa della disparità di genere nelle promozioni iniziali, gli uomini finiscono per occupare il 60% delle posizioni a livello di manager in una tipica azienda, mentre le donne occupano il 40%.
Poiché gli uomini sono significativamente più numerosi delle donne, ci sono meno donne da promuovere a manager senior e il numero di donne diminuisce a ogni livello successivo.
MITO 3: LE “MICRO AGGRESSIONI” HANNO UN PICCOLO IMPATTO
Nella realtà, le micro aggressioni hanno un grande e duraturo impatto sulle donne
Le micro aggressioni sono una forma di discriminazione quotidiana spesso radicata in pregiudizi. Includono commenti e azioni – anche quelli sottili che non sembrano apertamente dannosi – che sminuiscono o ignorano qualcuno in base al genere, alla razza o ad altri aspetti della sua identità. Segnalano mancanza di rispetto, causano stress acuto e possono avere un impatto negativo sulle carriere e sulla salute delle donne.
Anni di dati mostrano che le donne subiscono micro aggressioni a un tasso significativamente più alto rispetto agli uomini: hanno il doppio delle probabilità di essere scambiate per una persona di livello inferiore e di sentire commenti sul loro stato emotivo. Di conseguenza, il luogo di lavoro diventa un campo minato mentale per molte donne, avvicinandoci a fenomeni quali il gaslighting.
Le donne che subiscono micro aggressioni si sentono molto meno sicure psicologicamente, il che rende più difficile prendere rischi, proporre nuove idee o sollevare preoccupazioni. Le poste in gioco sembrano troppo alte. Inoltre, il 78% delle donne che affrontano micro aggressioni si auto-protegge sul lavoro, modificando il proprio aspetto o comportamento per cercare di proteggersi. Ad esempio, molte donne adottano il code-switching, ovvero modulano ciò che dicono o fanno, per cercare di integrarsi e evitare reazioni negative sul lavoro.
Le donne che subiscono micro aggressioni—e si auto-proteggono per respingerle—hanno tre volte più probabilità di pensare di lasciare il loro lavoro e quattro volte più probabilità di essere quasi sempre esaurite. Ignorando le micro aggressioni, le aziende perdono tutto ciò che le donne hanno da offrire e rischiano di perdere dipendenti talentuose.
MITO 4: SONO LE DONNE A VOLERE IL LAVORO DA REMOTO
Nella realtà, sia uomini che donne considerano la flessibilità uno dei “top 3” benefici per i dipendenti.
La maggior parte dei dipendenti afferma che le opportunità di lavorare da remoto e avere il controllo sui propri orari sono tra i principali benefici aziendali, secondi solo all’assistenza sanitaria La flessibilità sul posto di lavoro è persino più apprezzata rispetto a benefici consolidati come il congedo parentale e l’assistenza all’infanzia.
Man mano che la flessibilità sul posto di lavoro si trasforma da un “piacere per pochi” a un beneficio fondamentale per la maggior parte, le donne continuano a valorizzarla di più. Questo è probabilmente dovuto al fatto che ancora svolgono una quantità sproporzionata di lavoro domestico e di cura dei figli. Infatti, il 38% delle madri con figli piccoli afferma che senza la flessibilità lavorativa, avrebbero dovuto lasciare il lavoro in azienda o ridurre le ore di lavoro.
Ma non sono solo le donne o le madri a beneficiare: il lavoro ibrido e da remoto offre vantaggi importanti alla maggior parte dei dipendenti. La maggior parte delle donne e degli uomini indica un miglior equilibrio tra lavoro e vita privata come principale beneficio del lavoro ibrido e da remoto, e la maggioranza cita meno fatica e burnout. E la ricerca mostra che un buon equilibrio tra lavoro e vita privata e un basso livello di burnout sono fondamentali per il successo organizzativo.
Inoltre, l’83% dei dipendenti cita la possibilità di lavorare in modo più efficiente e e con maggiore produttività come principale vantaggio del lavoro da remoto.
Tuttavia, vale la pena notare che le aziende vedono questa situazione in modo diverso: solo la metà dei leader delle risorse umane afferma che la produttività dei dipendenti è un beneficio primario del lavoro da remoto.
Credo che sia proprio su questo punto la sfida maggiore per le nostre aziende e per lo sviluppo del benessere organizzativo.
Vi ritrovate in questi 4 miti o siete anche voi dell’avviso che siano ormai da sfatare?
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Credit Immagine di Copertina: pixelfit / Canva

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