Il Job Hopping è un fenomeno di cui si sta recentemente tornando a parlare. Ma non è poi così nuovo.
In questo articolo prendiamo come spunto due ricerche autorevoli e facciamo delle analisi per comprendere il fenomeno, guardarne pro e contro, e infine forniamo suggerimenti alle aziende per trattenere i propri talenti.
Ma se sei anche tu un Job Hopper, leggi fino alla fine, che ti diamo qualche spunto utile – e particolare, come è nel nostro stile – per gestire questi frequenti cambiamenti.
COS’È IL JOB HOPPING?
La traduzione letterale di job hopping è “saltare da un lavoro all’altro“. Questo comportamento, prevalente tra i Millennials (nati tra il 1981 e il 1995), consiste nel cambiare lavoro frequentemente – circa ogni due anni – per ottenere salari più alti e migliori condizioni di lavoro, incluso un miglior work-life balance.
Secondo ricerca di Deloitte del 2021, in America su 10.455 Millenials, il 43% è propenso a cambiare lavoro entro due anni dall’assunzione, a differenza di un 28% che vuole restare nella stessa azienda oltre i cinque anni dal primo giorno di lavoro.
Per molti si tratta di un fenomeno che ha visto una crescita significativa negli ultimi anni, anche come effetto della pandemia, che ha messo tutti noi davanti all’esigenza di conciliare meglio la nostra vita privata con la carriera. Analizzando un interessante studio di Randstad invece, si nota come questo sia un fenomeno da sempre esistente anche in Italia, che aveva subito una flessione e che poi ha ripreso con la stessa intensità dopo il 2019, complica probabilmente anche la pandemia.
I settori in cui si manifesta principalmente il job hopping sono quelli tecnologici e digitali. La crescente domanda di professionisti in questi ambiti ha incrementato il potere contrattuale dei lavoratori, permettendo loro di negoziare stipendi più elevati e condizioni lavorative vantaggiose.
Il job hopping ha implicazioni positive anche per le aziende, specialmente nel settore IT. Alcune ricerche indicano che le aziende che accolgono job hoppers tendono a investire maggiormente in nuove tecnologie, aumentando la produttività del 20-30%. Il job hopping è quindi sicuramente un fenomeno complesso e multifattoriale, emblema della dinamica evoluzione del mercato del lavoro moderno.
TIPI DI JOB HOPPERS
Le ragioni per cui una persona può scegliere di praticare il job hopping sono molteplici. Qualunque sia il nostro obiettivo, se cioè scegliere personale o proporsi per un nuovo lavoro, è sempre molto importante comprendere le motivazioni che ne sono alla base.
Ecco quindi alcune tipologie di job hopping.
- Job hopping necessario. Avviene quando il lavoro è intrinsecamente temporaneo, come alla conclusione di uno stage o di un contratto a tempo determinato. Si verifica in maniera fisiologica in alcuni settore come ad esempio eventi, turismo, ristorazione, edilizia. Questi lavoratori si trovano quindi a cambiare occupazione per la natura stessa del loro lavoro, non per scelta personale.
- Job hopping come opportunità. Si verifica quando un individuo trova una posizione che offre migliori opportunità di sviluppo professionale e benefici superiori. Non si tratta solo di miglioramenti salariali. I candidati cercano anche un migliore equilibrio tra vita lavorativa e personale, condizioni di lavoro più favorevoli (come ferie e giorni di riposo), e un ambiente di lavoro che rispecchi meglio la loro personalità. Se volete tenervi stretta questa persona, tenete ben presente queste esigenze per tutta la durata del rapporto.
- Job hopping problematico. Questa persona ha difficoltà ad adattarsi agli ambienti di lavoro. O è tanto sfortunato oppure si può riconoscere per un’eccessiva tendenza alla “lamentite”, in cui racconta esperienze negative con capi difficili e colleghi insopportabili, indicando una costante presenza di ambienti di lavoro ostili. Prima di escludere questi candidati, è importante approfondire la loro storia lavorativa. Potrebbero aver attraversato periodi particolarmente difficili e, se possiedono le competenze richieste, potrebbero rivelarsi una risorsa preziosa una volta inseriti in un ambiente di lavoro positivo.
EFFETTI DEL JOB HOPPING SUL CURRICULUM
Il job hopping può avere effetti sia positivi che negativi sul curriculum vitae.
Da un lato, cambiare lavoro frequentemente permette ai lavoratori di acquisire una vasta gamma di competenze e esperienze diverse, arricchendo il loro profilo professionale e dimostrando adattabilità e capacità di apprendimento rapido. Questo può rendere un candidato più attraente per i datori di lavoro che cercano versatilità e un ampio bagaglio di conoscenze. Inoltre, il job hopping può riflettere ambizione e proattività, qualità apprezzate in molti settori, soprattutto quelli in rapida evoluzione come la tecnologia e il digitale.
D’altra parte, un CV con numerosi cambi di lavoro può sollevare nel processo di selezione dei dubbi sulla stabilità e l’affidabilità del candidato. Le aziende potrebbero temere che un lavoratore incline al job hopping possa lasciare l’impiego in breve tempo, rendendo difficili investimenti a lungo termine nella sua formazione e sviluppo.
Ritengo che, a fare la differenza, sia in gran parte la nostra capacità di raccontarci e di saper “vendere” la nostra storia professionale. Per un job hopper è quindi particolarmente importante chiedere una consulenza professionale per il CV.
CHI CAMBIA SPESSO LAVORO?
Stando ai dati delle ricerche citate, possiamo notare alcune tendenze di fondo:
- Titolo di studio. Fino al 2019 i lavoratori con diploma o titolo superiore tendevano a cambiare settore in misura maggiore rispetto ai lavoratori in possesso di licenza elementare. Negli ultimi anni questa tendenza continua per chi possiede il diploma, mentre sembra essersi attenuata per i lavoratori in possesso di laurea o titolo di studio superiore.
- Età. Il fenomeno è inversamente proporzionale al crescere dell’età. Questo potrebbe avere più di una spiegazione. Da un lato, da giovani abbiamo più bisogno di tempo per esplorarci e capire quale sia per ognuno di noi la chiave per un lavoro di successo. Inoltre, andando avanti con gli anni si tende a mettere su famiglia, accendere un mutuo e avere più responsabilità sulle spalle, con un importante bisogno di sicurezza e stabilità economica. Infine, quella dei Millenial è una generazione che – a mio personale avviso – soffre molto la disillusione: era stato promesso “studia e avrai un ottimo lavoro”. Le cose sono andate in maniera decisamente diversa e quindi non intendono sottostare a determinati compromessi.
- Genere. Le donne tendono a rimanere nello stesso settore leggermente più degli uomini: nel 2021, su 10 dieci donne che hanno cambiato lavoro, poco più della metà è rimasta nello stesso settore. Sempre nel 2021, su 10 uomini che hanno cambiato lavoro sono invece circa un po’ meno della metà è rimasta nello stesso settore. Dovendo necessariamente generalizzare in questa sede, possiamo immaginare che le donne affrontano maggiori ostacoli e possibili interruzioni di carriera, ad esempio per la maternità.
JOB HOPPING SI O NO?
Cerchiamo di analizzare gli aspetti sia positivi che negativi del saltare da un lavoro all’altro.
I vantaggi del job hopping sono:
- Sviluppare una vasta gamma di competenze tecniche e soft skills. Espone i lavoratori a diversi settori, strumenti e tecnologie, arricchendo il loro profilo professionale.
- Negoziare salari più alti rispetto a rimanere nella stessa posizione per lungo tempo, con possibilità di ottenere benefit aggiuntivi.
- Aumentare il network professionale, perché così è possibile incontrare e collaborare con nuove persone.
- Sviluppare la capacità di essere flessibili e di affrontare nuove sfide con maggiore facilità, corazzandosi anche meglio nel gestire le incertezze nel mercato del lavoro.
- Avanzare più rapidamente nella carriera, assumendo ruoli con maggiori responsabilità in tempi più brevi, senza dover aspettare eterni processi interni.
- Esplorare diverse strade professionali e trovare quella più in linea con le proprie aspirazioni.
Al contrario, gli svantaggi del job hopping sono:
- Nascita di dubbi sulla stabilità e l’affidabilità del candidato agli occhi dei potenziali datori di lavoro. Le aziende potrebbero esitare ad investire in formazione e sviluppo per un lavoratore che potrebbe andarsene presto.
- Difficoltà nel costruire una carriera a lungo termine all’interno di un’unica azienda, con conseguenti limitate possibilità di avanzamento interno, con una potenziale mancanza di approfondita conoscenza e padronanza dei processi aziendali specifici.
- Costi in termini di frequenti periodi di adattamento e apprendimento, che possono essere stressanti e dispendiosi in termini di tempo ed energia.
- Un curriculum fai da te con molti brevi impieghi può essere visto negativamente dai recruiter, suggerendo mancanza di direzione o di capacità di integrarsi. Se non ci si rivolge a un professionista, può essere difficile costruire una narrazione coerente della propria carriera. Se hai bisogno del mio aiuto, puoi compilare questo form.
- Rinuncia a benefit di lungo termine, come ad esempio le ferie maturate, e altri incentivi aziendali.
COSA POSSONO FARE LE AZIENDE PER EVITARE IL JOB HOPPING?
Il job hopping è una tendenza crescente e rappresenta un problema per le aziende sotto numerosi punti di vista: queste devono sviluppare strategie innovative per attrarre, trattenere e sostenere i propri dipendenti.
Un approccio efficace consiste nell’ottimizzare il processo di onboarding aziendale, che serve a favorire l’integrazione e la motivazione dei dipendenti, partendo proprio da una chiara cornice d’accordo, e mettendo le basi per sviluppare senso di appartenenza verso l’organizzazione.
Inoltre, è importante mettere le persone al centro dell’attenzione. I dipendenti non sono semplici esecutori di compiti, ma individui con esigenze e aspirazioni. Prendersi cura della loro salute mentale, prevenire il burnout e promuovere il benessere generale sono aspetti chiave per mantenere alta la soddisfazione e ridurre il turnover.
Bisogna inoltre mettere nei ruoli di responsabilità chi sappia davvero come gestire un team e che abbia le caratteristiche di un leader, e non di un moderno tiranno. Non possiamo essere tutti il Michele Ferrero della situazione, ma ci sono dei margini incredibili per lavorare in questo senso. Non dimentichiamo che, per la Generazione Z, Chat GPT offre consigli di carriera migliori di quelli del proprio capo: forse è il caso di farsi un paio di domande e fornire molte più risposte.
Un elemento che guarda alla concretezza è offrire opportunità di crescita professionale. Le aziende devono investire in piani di carriera che permettano ai dipendenti di vedere un futuro all’interno dell’organizzazione, sia a medio che a lungo termine. Ciò include formazione continua, possibilità di promozioni e riconoscimento dei meriti.
APPROFONDIMENTI UTILI PER JOB HOPPERS 😉
- Lavoro ponte: un passo indietro per farne due avanti nella carriera.
- Consulenza CV: chiedi quella professionale per far comprendere i tuoi cambi di lavoro.
- Scegliere la professione con l’aiuto dei numeri.
- Non ho paura delle mie ambizioni: una frase da Masterchef!
RESTIAMO IN CONTATTO
📩 Iscriviti a Polaris, la Newsletter gratuita con tutte le dritte per una Carriera Vincente
💎 Vuoi essere tra i primi a leggere i nostri articoli? Unisciti al Canale Telegram
🤳 Sei social addicted? Seguimi su Instagram
Credit Immagine di Copertina: Syda Productions / Canva

Sono l’ideatrice di CarrieraVincente.it
Nata con un amore smisurato per le parole, l’ho declinato in una Laurea in Giurisprudenza e in tanti anni di professione in ambito comunicazione, marketing e vendite.
Ho poi conosciuto Google, e non ce ne è stato più per nessuno ⭐
Se vuoi saperne di più su di me, trovi la mia storia in questa pagina.


