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ascolto attivo

Ascolto Attivo: un irrinunciabile strumento di comunicazione

Postato il 24 Aprile 20245 Giugno 2024 da Irene Aldieri

Ne sentiamo tanto parlare, ma sappiamo davvero in che cosa consiste l’ascolto attivo codificato da Carl Rogers?

In questo articolo approfondiamo di cosa si tratta, vediamo le differenze con l’ascolto passivo e diamo degli spunti per comprendere come sia uno strumento di comunicazione divenuto ormai imprescindibile in tutte le relazioni, anche lavorative.

Indice

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  • ASCOLTO ATTIVO: DEFINIZIONE
  • COSA SONO ASCOLTO ATTIVO E PASSIVO?
  • L’ASCOLTO ATTIVO DI ROGERS
  • L’ASCOLTO ATTIVO NEL MODELLO DI GORDON
  • GLI OSTACOLI
  • APPLICAZIONI SUL POSTO DI LAVORO

ASCOLTO ATTIVO: DEFINIZIONE

“Ma mi stai ascoltando?” Basterebbe questa domanda, che ognuno di noi avrà fatto centinaia di volte nella vita, per fornire una immediata percezione di ascolto attivo. Per usare le parole di Carl Rogers, la definizione di ascolto attivo è “la capacità di ascoltare senza recepire passivamente le parole che l’interlocutore pronuncia”.

L’ascolto attivo è quindi l’abilità grazie alla quale ascoltiamo realmente ciò che intende comunicarci l’altra persona, entrandoci realmente in contatto. Quali sono dunque le tre condizioni per l’ascolto attivo? Empatia, accettazione ed autenticità.

Non si tratta infatti soltanto di attivare le orecchie, ma di creare una vera connessione usando ad esempio il linguaggio del corpo degli occhi grazie al contatto visivo, o magari modificando la postura, inclinando il corpo verso l’interlocutore, e usando un tono di voce caldo.

COSA SONO ASCOLTO ATTIVO E PASSIVO?

Ascoltare è un unico verbo, che in realtà viene impiegato per definire vari tipi di ascolto. La differenza principale è tra ascolto attivo e ascolto passivo.

Durante un ascolto passivo, si è presenti fisicamente, ma la mente è distratta o concentrata su altro. Le risposte tendono ad essere superficiali o automatiche, e l’obiettivo principale è quello di soddisfare il proprio bisogno di parlare o dare una risposta rapida, senza porre una reale attenzione sulle parole o sui sentimenti dell’interlocutore.

Quando invece pratichiamo l’ascolto attivo, ci concentriamo completamente sull’altra persona, facendola sentire accolta. Riusciamo così a comprendere ciò che realmente vuole esserci trasmesso e poniamo le giuste domande per chiarire o approfondire il significato, il che fa capire all’altro che gli stiamo davvero dando la nostra più sincera attenzione e importanza.

Dio ci ha dato due orecchie, ma soltanto una bocca, proprio per ascoltare il doppio e parlare la metà.“ – Epitteto

Guarda il video completo per avere la mia spiegazione semplice sulle varie tipologie di ascolto, con esempi e tecniche per migliorare l’ascolto attivo

L’ASCOLTO ATTIVO DI ROGERS

Lo psicologo statunitense, Carl Rogers, fondatore nel 1940 dell’approccio “Terapia centrata sul cliente”, definisce l’ascolto attivo come un processo costituito da quattro fasi:

  1. Osservare e ascoltare il messaggio.
  2. Ipotizzare le emozioni provate da chi sta parlando.
  3. Comunicare la propria impressione, assumendo un atteggiamento empatico.
  4. Attendere la conferma o la correzione da parte dell’altro.

L’obiettivo è quello di creare uno spazio di ascolto accogliente e non giudicante, permettendo all’altro individuo di sentirsi compreso, accettato e supportato. Secondo Rogers, questa strutturazione sollecita un cambiamento nella persona con cui comunichiamo, predisponendola ad uno scambio positivo.

L’ascolto attivo è infatti un processo a due vie: ascoltare e comunicare l’ascolto. L’ascolto si definisce attivo proprio perché sottintende una partecipazione del soggetto che sta ascoltando.

L’ASCOLTO ATTIVO NEL MODELLO DI GORDON

Thomas Gordon, psicologo ed educatore americano, è un allievo di Carl Rogers. Ha realizzato un modello per facilitare lo sviluppo di relazioni durature e significative tra le persone, basato sulla reciproca soddisfazione e sulla risoluzione pacifica dei conflitti. All’inizio degli anni Sessanta Gordon rivede il metodo adattandolo al rapporto genitori figli e dal 1970 inizia ad applicarlo anche al mondo dell’istruzione. In realtà questo metodo può essere un ottimo punto di partenza per la definizione di una strategia di comunicazione interpersonale efficace da impiegare sul luogo di lavoro.

Il modello di Gordon si basa sulle seguenti abilità:

  • Capacità di ascolto.
  • Congruenza.
  • Espressione dei propri bisogni.
  • Disponibilità a collaborare per la ricerca di una soluzione.

In altre parole, i conflitti non si possono risolvere con l’uso di tecniche costrittive, ma solo attraverso una comunicazione efficace, che non danneggi irreparabilmente le relazioni tra le parti in causa e che riesca a superare le 12 barriere della comunicazione individuate dallo stesso Gordon.

GLI OSTACOLI

Alcuni di noi sono naturalmente predisposti verso l’ascolto empatico, specialmente se il proprio sistema rappresentazionale, nell’ambito del VAK, sia auditivo. Tuttavia, per tutti noi esistono principalmente tre ostacoli che possono interferire con la pratica dell’ascolto attivo.

1) Distrazione: la nostra mente è rivolta ad altre cose mentre stiamo interagendo con qualcuno. Possiamo essere distratti da pensieri personali, preoccupazioni o da ciò che sta succedendo intorno a noi e questo ci impedisce di connetterci con l’altro.


2) Interpretazioni: senza neanche rendercene conto, spesso facciamo supposizioni o attribuiamo significati a quello che l’altro sta dicendo, sulla base delle nostre esperienze, convinzioni e pregiudizi. Queste interpretazioni possono inficiare la comprensione effettiva del messaggio.


3) Valori personali: quando siamo fortemente ancorati ai nostri valori, potremmo giudicare gli altri o sentirci in dovere di cercare di cambiarli per adattarsi alle nostre convinzioni. Questo può limitare la nostra capacità di accogliere punti di vista diversi.

Superare questi ostacoli richiede consapevolezza e impegno. Se l’ascolto attivo non rientra tra i doni che madre natura ti ha fatto, niente paura, esistono esercizi che possono aiutarti ad allenare questa abilità.

APPLICAZIONI SUL POSTO DI LAVORO

L’ascolto attivo sul posto di lavoro riveste un ruolo fondamentale, in quanto può fare la differenza tra una semplice interazione superficiale e una connessione profonda che favorisce la collaborazione, la produttività ed ambienti di lavoro più inclusivi e stimolanti.

Ad esempio, questa tipologia di ascolto rientra tra le abilità di una solida leadership, facendo la differenza tra un capo e un leader. Un manager che pratica l’ascolto attivo sarà in grado di capire le preoccupazioni dei suoi dipendenti, raccogliere feedback costruttivi e creare un clima di lavoro in cui le idee vengono ascoltate e prese in considerazione, facendoli sentire realmente importanti e parte di una squadra. L’ascolto attivo rientra senza se e senza ma tra le caratteristiche di un leader di successo, quindi se ambisci a diventarlo e senti che è un tuo punto debole, devi impegnarti senza scusanti per migliorare.

Inoltre, l’ascolto attivo può essere uno strumento prezioso per risolvere i conflitti sul posto di lavoro, che sono spesso causati da una mancanza di comprensione reciproca. Quando le persone si impegnano ad ascoltare l’altro con attenzione, si aprono a nuove prospettive ed evitano fraintendimenti.

Inoltre, l’ascolto attivo migliora la collaborazione all’interno di un team, creando dinamiche di lavoro più efficaci. L’ascolto attivo infatti incoraggia la condivisione delle conoscenze, stimola la creatività e favorisce la generazione di nuove soluzioni nell’ambito di un processo di problem solving.

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Irene Aldieri

Sono l’ideatrice di CarrieraVincente.it

Nata con un amore smisurato per le parole, l’ho declinato in una Laurea in Giurisprudenza e in tanti anni di professione in ambito comunicazione, marketing e vendite.

Ho poi conosciuto Google, e non ce ne è stato più per nessuno ⭐

Se vuoi saperne di più su di me, trovi la mia storia in questa pagina.

Category: Comunicazione

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