L’impatto psicologico della tecnologia sul lavoro è un tema sempre più rilevante.
In questo articolo ne analizziamo gli aspetti positivi e i possibili rischi, correlati in particolar modo al cosiddetto tecnostress.
L’IMPATTO DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA SULLE COMPETENZE
Negli ultimi tempi termini come innovazione tecnologica, machine learning, Intelligenza Artificiale sono entrati nel linguaggio comune. L’epoca storica che stiamo vivendo corrisponde alla quarta rivoluzione industriale che sta avendo degli impatti significativi su ciascuna professione.
Questo progresso ha fatto nascere la necessità di rivedere le figure professionali e le competenze proprie di ciascun professionista. Al giorno d’oggi tutte le aziende, per mantenersi altamente competitive nel panorama aziendale, devono innovare periodicamente i processi aziendali attraverso l’impiego di strumenti tecnologici all’avanguardia.
La digitalizzazione è una fase fondamentale di ogni realtà lavorativa, la quale ha cambiato radicalmente la concezione del lavoro: essa sta ridefinendo i confini tra hard skill e soft skill, quelle che tradizionalmente venivano identificate come competenze specifiche e competenze trasversali. Con l’avvento della digitalizzazione queste distinzioni diventano più sfumate poiché le competenze digitali si intrecciano e si integrano con altre competenze, rendendo l’approccio al lavoro sempre più olistico.
Ad esempio, la capacità di lavorare in un gruppo viene influenzata dalla transizione al lavoro a distanza e dalla necessità di utilizzare strumenti e piattaforme tecnologiche per collaborare o comunicare. La gestione dei progetti digitali affidata ad un gruppo di persone richiede capacità come leadership, problem solving e comunicazione che vanno oltre le nozioni che insegnano nelle scuole o nelle università.
QUALI COMPETENZE AGGIORNARE?
Perciò è necessario un aggiornamento delle competenze tecniche per gestire in modo efficace gli aspetti sociali e creativi delle nuove tecnologie.
Quando si parla di aggiornamento delle competenze si fa riferimento a quelle conoscenze che aumentano l’employability e le opportunità di carriera in un mercato sempre più orientato alla tecnologia.
Tra le più importanti possiamo annoverare:
- la conoscenza avanzata di software di progettazione, di gestione dei progetti, di analisi dei dati e di automazione dei processi;
- le competenze in data analysis e interpretazione dei dati per essere in grado di raccogliere, analizzare e interpretare dati;
- le competenze in cloud computing, cioè saper progettare, implementare, gestire ed ottimizzare soluzioni cloud per le aziende;
- la conoscenza approfondita della cybersecurity per proteggere dati e informazioni sia personali che aziendali;
- la conoscenza base di intelligenza artificiale e machine learning;
- le competenze in automazione e robotica servono a capire come integrare i processi nei lavori che già si svolgono;
- soft skills digitali che includono la capacità di comunicare efficacemente in un ambiente digitale, come scrivere articoli SEO, la collaborazione online, la gestione del tempo e l’adattabilità ai cambiamenti tecnologici;
- problem solving e pensiero critico si riferiscono alla capacità di risolvere problemi in modo creativo e di analizzare criticamente le informazioni e le soluzioni.
LE SFIDE LEGATE ALL’IMPATTO DELLA TECNOLOGIA SUL LAVORO
In questa fase di riqualificazione delle competenze tecniche emergono due sfide legate all’impatto della tecnologia sul lavoro.
1) La reperibilità delle competenze si riferisce alla necessità di trovare persone che possiedono sia competenze trasversali che specifiche.
Poiché l’interazione con i collaboratori è diventata più complessa, non è più sufficiente possedere solamente competenze tecniche, ma è necessario essere in grado di integrare le due categorie all’interno di un unico sistema integrato che funzioni in maniera armoniosa. L’approccio sistemico nelle imprese è fondamentale per proseguire sulla strada della digitalizzazione.
2) La creazione di nuove figure professionali.
Diffondere l’approccio sistemico è un compito che spetta ad una sola figura professionale. Il passaggio da un approccio riduzionista ad uno sistemico deve essere supportato e monitorato da individui preparati ed esperti del settore. E’ stata creata appositamente la figura del Chief Innovation Officer (CIO) con lo scopo di guidare e facilitare i processi di innovazione nell’azienda, promuovendo l’adozione di nuove tecnologie, metodologie e pratiche innovative per migliorare l’efficienza operativa, stimolare la crescita e creare valore.
In particolare, alcune delle funzioni del CIO riguardano:
- la definizione e l’implementazione della strategia di innovazione dell’azienda, identificando opportunità di innovazione e sviluppando iniziative e progetti che possono portare vantaggi competitivi all’organizzazione;
- la supervisione e la gestione dei team e dei progetti di innovazione;
- il confronto continuo con altri dipartimenti ed elaborazione dei feedback da parte degli stakeholder interni ed esterni all’organizzazione;
- la promozione di una cultura dell’innovazione all’interno della struttura, incoraggiando la creatività, l’apertura al cambiamento e l’adozione di nuove idee e approcci.
IL TECNOSTRESS
Per quanto le tecnologie digitali possano rappresentare un punto di svolta per la società ed apportare infiniti vantaggi, dal miglioramento della gestione delle attività lavorative all’ottimizzazione dei tempi e delle modalità dell’organizzazione, bisogna considerare anche gli svantaggi, o meglio, le criticità che si presentano insieme al progresso.
Se, da un lato, i lavoratori possono godere di maggiore benessere per maggior flessibilità e utilizzo di tecnologie che migliorano significativamente la qualità di vita, dall’altro è importante evidenziare i rischi associati: alcuni studiosi menzionano il tecnostress, una forma di stress psicologico causato dall’uso o abuso delle tecnologie digitali, come computer, smartphone, email, social media sia nel contesto lavorativo che in quello personale.
In particolare, questo disturbo si può manifestare quando l’individuo perennemente connesso percepisce un sovraccarico cognitivo dovuto all’eccesso di informazioni da gestire, decisioni da prendere e multitasking. Essere costantemente connessi comporta la mancanza di confini tra vita privata e vita lavorativa e continue ingerenze del lavoro nella vita privata, che non consentono all’individuo di godersi il suo tempo libero.
Un altro fattore di stress è l’isolamento dovuto alla mancanza di interazioni faccia a faccia e ad una riduzione della qualità delle relazioni interpersonali. Anche la preoccupazione per la privacy e la sicurezza dei dati personali, specialmente in un ambiente lavorativo, può causare un forte stress.
Il technostress non è da sottovalutare, in quanto può avere conseguenze negative sulla salute psicologica e fisica, come affaticamento, ansia, depressione, problemi muscolo- scheletrici, problemi di sonno, di concentrazione e riduzione delle prestazioni lavorative. Per prevenire ed affrontare il tecnostress le aziende dovrebbero adottare strategie di autoregolazione per limitare l’uso dei dispositivi come stabilire periodi di pausa, praticare tecniche di rilassamento e implementare politiche aziendali che promuovano un uso sano e bilanciato delle tecnologie.
Inoltre, ogni operatore dovrebbe essere formato correttamente sia sulla transizione digitale di modo che acquisisca le competenze necessarie per stare al passo sia sugli effetti delle innovazioni sulla salute mentale e sui rischi psicologici.
Si può quindi concludere che la digitalizzazione ha generato una serie di cambiamenti significativi che hanno avuto profonde implicazioni psicologiche sui lavoratori. L’aspetto più grave dell’impatto della tecnologia sul lavoro riguarda lo sviluppo di forme di stress a causa dell’accessibilità costante ai dispositivi digitali. Il lavoratore si sente in dovere di essere sempre disponibile e collegato, sperimentando un senso di angoscia e di ansia se si allontana dalla piattaforma utilizzata per lavorare, anche al di fuori dell’orario lavorativo.
ISOLAMENTO E INADEGUATEZZA
Le criticità dell’impatto della tecnologia sul lavoro non si fermano qui. Il lavoro remoto e la comunicazione virtuale hanno suscitato una sensazione di isolamento per mancanza di interazioni nella realtà. Questa sensazione può influire negativamente sulla motivazione e sul morale dei lavoratori poiché crea distanza tra i collaboratori e incomprensioni dovute ad una comunicazione meno fluida.
Inoltre la rapida evoluzione tecnologica richiede ai lavoratori di acquisire nuove competenze e adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Questo causa sentimenti di inadeguatezza, insicurezza professionale e timore di essere sostituiti da macchine o algoritmi. La crescente automazione e la dipendenza dalla tecnologia possono anche portare a una perdita di controllo e autonomia nel proprio lavoro poiché le decisioni e le attività possono essere fortemente influenzate o guidate da sistemi digitali.
La necessità di acquisire nuove competenze digitali è una fonte di ansia, specialmente per i lavoratori più anziani. Questa va ad incidere negativamente sulla soddisfazione lavorativa e sul senso di realizzazione professionale. In questo caso è compito delle organizzazioni supportare e formare adeguatamente le risorse su questo tema.
Come ogni strumento, la tecnologia ha sia dei risvolti positivi che negativi. Per evitare che diventi un’arma di nocumento è necessario che vengano rispettate le disposizioni in materia di tutela del lavoro svolto mediante piattaforme digitali. Inoltre, proprio di recente, cioè il 13 marzo scorso, il Parlamento Europeo ha approvato la prima regolamentazione sull’Intelligenza Artificiale, a sostegno del fatto che gli utilizzatori debbano essere tutelati dai rischi e dalle conseguenze dannose di questi sistemi.
ALTRI APPROFONDIMENTI SU PSICOLOGIA E LAVORO:
- Il senso di appartenenza migliora le performance aziendali.
- Burnout: campanelli d’allarme e rimedi per la sindrome da esaurimento professionale.
- Ergofobia: sintomi e rimedi della paura del lavoro.
- Gaslighting: esempi di manipolazione mentale attuata sul lavoro.
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Credit Immagine di Copertina: Karolina Grabowska / Canva

Sono laureata in psicologia. Ho cominciato il mio cammino introspettivo molto presto, spinta dal desiderio di evolvermi ed essere una persona migliore. E’ il motivo per cui ho scelto di abbracciare questa professione. Credo fortemente nell’importanza di raggiungere il proprio benessere a partire dal posto di lavoro, luogo in cui trascorriamo molte ore della nostra giornata. Amo viaggiare e leggere; sono due passioni che mi hanno acceso la curiosità verso la conoscenza. Attualmente collaboro con una importante organizzazione no profit e con un’associazione operativa su tutto il territorio nazionale.


